The Musicians of Nebuchadnezzar as an Example of anti-Islamic Rhetoric in the Beatus Illuminations
Raquel Jiménez Pasalodos
DOI: https://doi.org/10.5281/zenodo.17792330
Abstract
Questo articolo esamina la miniatura dei musicisti babilonesi nel Beato di Valcavado (970 d.C.) come caso di studio della retorica visiva anti-islamica nell’arte cristiana medievale. Concentrandosi sulla rappresentazione iconografica dell’ensemble musicale descritto in Daniele 3,5, si analizza come l’illustratore Obeco abbia selezionato strumenti specifici – come l’alboga, il tamburo a calice, i cimbali e il liuto a tre corde – basandosi non sull’accuratezza biblica ma sulle loro associazioni simboliche con i rituali pagani, islamici e di possessione degli spiriti eseguiti ad al-Andalus. Attraverso un’analisi organologica dettagliata e il confronto con le fonti archeologiche e iconografiche, lo studio sostiene che questi strumenti sono stati utilizzati per collegare deliberatamente gli idolatri babilonesi con le classi inferiori musulmane contemporanee. L’articolo colloca questo immaginario all’interno delle più ampie tensioni politiche e culturali tra l’Iberia cristiana e islamica del IX-XI secolo, suggerendo che l’orchestra babilonese funziona come una critica teologica e ideologica dell’Islam, ritraendolo come un impero idolatra e condannato. Lo studio considera anche la potenziale formazione mozarabica di Obeco come chiave per comprendere la sua intima familiarità con gli strumenti e le loro connotazioni socio-religiose.


